<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>GioviQ's Blog</title><link>http://www.quarella.net:80/blog</link><description></description><item><title>L'autoreferenzialità dei siti web moderni</title><link>http://www.quarella.net:80/autoreferenzialita-dei-siti-web-moderni</link><description>&lt;p&gt;In principio la rete era terra di conquista per appassionati di ogni tipo che con abilità certosina assemblavano il codice HTML che avrebbe prodotto quelle pagine Web pronte a diffondere nel mondo le loro passioni, le loro idee, i loro sogni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In quel tempo c'era dunque un florilegio di siti personali ognuno con una bella paginetta di link consigliati. Vigeva uno spirito di fratellanza ed era in uso la cordiale pratica di scambiarsi i link dei propri siti personali: io linko te, tu linki me...&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Forte di questo spirito di condivisione nascevano siti che non erano altro che directory, collezioni di siti catalogati per genere, importanti punti di partenza per la navigazione e ricerca sul Web. C'erano i &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Webring" target="_blank"&gt;webring&lt;/a&gt;, collegamenti circolari tra siti, che permettevano di visitare il sito precedente o successivo del sito corrente, sicuri di visitare un altro sito dedicato al medesimo argomento.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E venne il giorno in cui apparve Google. Stupendo nel suo minimalismo, rese istantaneamente ancor più fastidiose le interfacce dei motori di ricerca concorrenti dell'epoca come Altavista ed altri portali scoppiettanti di popup di ogni tipo. Dopo il primo utilizzo non si poteva fare a meno di constatare quanto i risultati forniti fossero pertinenti alle chiavi di ricerca impostate, tanto che ci volle meno di un secondo per abbandonare definitivamente tutto il resto ed impostare Google come pagina iniziale di ogni mia navigazione nella rete.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Ma come faceva Google a fornire risultati tanto pertinenti? Come faceva a decidere quale pagina web doveva apparire prima di un'altra?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Google usava e usa ancora, anche se con molti altri parametri, il &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/PageRank" target="_blank"&gt;PageRank&lt;/a&gt;, un algoritmo di analisi del rango ovvero dell'importanza di una pagina web rispetto ad altre. Semplificando, più una pagina è linkata e più sono a loro volta linkati e pertinenti i siti che la referenziano, e più la pagina scalerà le posizioni nei risultati di Google (&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Search_engine_results_page" target="_blank"&gt;SERP&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Man mano Google acquisiva popolarità e sbaragliava i concorrenti, divenne chiaro che tutte quelle paginette di link consigliati e tutte quelle directory erano oro colato per il posizionamento di un sito e qualcuno cominciò ad abusarne. Artisti del SEO, soprattutto quelli col cappello nero per intenderci (&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Black_hat" target="_blank"&gt;Black hat&lt;/a&gt;), capirono come tramite opportuni schemi di link era possibile pilotare i risultati delle ricerche portando a fenomeni come il &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Googlebombing" target="_blank"&gt;Googlebombing&lt;/a&gt; e lo &lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Spamdexing" target="_blank"&gt;Spamdexing&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Questi ed altri fenomeni fraudolenti per un motore di ricerca, portarono Google a dover correre ai ripari per mantenere la qualità dei propri risultati o SERP. Fu così che per rompere gli schemi di link creati ad arte per scalare il posizionamento nelle SERP, Google progressivamente modificò i suoi algoritmi per identificare questi schemi e penalizzare così i siti collegati.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Molti siti finirono nel baratro e così nella mente dei proprietari dei siti web emersero nuovi inquietanti interrogativi.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Linko o non linko questo sito? Come influirà sul mio page ranking? Google potrebbe sospettare che venda link? E se effettivamente devo ospitare banner a pagamento come posso fare?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel frattempo Internet da terra di hobbisti era diventata un mercato globalizzato, tanto che, ad essere spietati, si può dire che i siti attuali si dividono sostanzialmente in due categorie: i contenitori di pubblicità e i venditori di prodotti o servizi. Visto che ormai è una gara mondiale per essere primi per qualche chiave di ricerca, perchè mai dovrei linkare un altro sito per favorirlo a mio svantaggio?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Tutti questi interrogativi decretarono l'estinzione dello scambio di link, dei webring e la perdita di popolarità delle directory visto che ormai il punto di partenza di ogni navigazione è Google e più si va avanti e più le ricerche saranno solo una risposta a qualche domanda impartita ad un assistente vocale di uno smartphone.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Il sito personale con la pagina di link consigliati divenne fuori moda anche perchè, con l'avvento di Facebook e simili, quel poco di voglia di produrre contenuti per il web, fu fagocitata appunto dai social network.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E la pratica SEO del link building? Ormai è una chimera, visto che anche commentare astutamente articoli citando per caso il link da pubblicizzare, può aver senso per accrescere le visite al proprio sito, certamente non ne migliora il posizionamento, visto che in tutta questa sfida fra SEO e motori di ricerca, Google ha calato l'asso: il &lt;strong&gt;nofollow&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Aggiungendo il &lt;a href="https://support.google.com/webmasters/answer/96569?hl=it" target="_blank"&gt;nofollow&lt;/a&gt; ad un link diciamo a Google di non seguire il link e quindi non considerarlo nel calcolare il posizionamento della pagina che lo ospita. In pratica gli inquietanti interrogativi sopra menzionati trovano ora una risposta. Se devo linkare un sito per qualche motivo discutibile, se devo inserire &lt;a href="https://support.google.com/webmasters/answer/66356?hl=it&amp;amp;visit_id=0-636112738885503709-3962126846&amp;amp;rd=1" target="_blank"&gt;link a pagamento&lt;/a&gt; per pubblicizzare un'azienda, in tutti questi casi aggiungo ai link il nofollow. Lo stesso dicasi per tutte quelle pagine web che prevedono l'&lt;a href="https://support.google.com/webmasters/answer/81749" target="_blank"&gt;inserimento di commenti&lt;/a&gt;: tutti i link inseriti dai commentatori vengono corredati del nofollow.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In questo mondo dominato ormai dall'autoreferenzialita dei siti web è possibile essere primi nei motori di ricerca? Ebbene sì, anche senza link al nostro sito, è possibile che qualche pagina finisca in testa ai risultati di Google, visto che ormai il PageRank non è più il solo elemento a decretare il successo di una pagina web, conta molto la struttura della pagina ed il testo in essa contenuto. Come funzionino esattamente questi algoritmi poi non è dato sapere, essendo segreto industriale dell'azienda che li usa.&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Wed, 21 Sep 2016 12:21:42 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.quarella.net:80/autoreferenzialita-dei-siti-web-moderni</guid></item><item><title>Coevoluzione di siti e motori di ricerca</title><link>http://www.quarella.net:80/coevoluzione-di-siti-e-motori-di-ricerca</link><description>&lt;p&gt;Come un organismo vivente cerca di sopravvivere all’ambiente ostile che lo circonda vincendo la concorrenza degli altri organismi, così un sito Web cerca di posizionarsi più in alto possibile nei risultati di un motore di ricerca, perché il suo cibo sono le visite che riceverà a discapito dei siti concorrenti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Google, ormai motore di ricerca per antonomasia, forte del suo predominio incontrastato, decreta quale sito vivrà o morirà sotto l’egida del suo algoritmo di indicizzazione dei contenuti.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Google è dunque l’ambiente con cui devono misurarsi i siti web o meglio i loro creatori umani e per questo schiere di essi si dedicano all’ottimizzazione dei siti per i motori di ricerca, arte ormai nota ai più con l’acronimo inglese SEO.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Se da un lato l’algoritmo di Google si evolve nel tempo cercando di premiare i siti di qualità, dall’altra parte i siti web si evolvono di pari passo per far capire al suddetto algoritmo di essere di qualità e assolutamente pertinenti alla chiave di ricerca del navigatore della rete.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’evoluzione di Google è ben lungi dal valutare la qualità di un sito quanto farebbe un umano e questo fa sì che tutta l’arte del SEO, invece che produrre siti di qualità per un essere umano, spinga l’evoluzione dei contenuti e della struttura delle pagine web, in modo che agli occhi di un algoritmo di indicizzazione risultino di massima pertinenza per una chiave di ricerca a discapito di tutto il resto.&lt;/p&gt;

&lt;p class="pomposo"&gt;SEO, o non SEO, questo è il dilemma:&lt;br /&gt;
se sia più nobile dilettar la rete con abile prosa&lt;br /&gt;
o compiacerne il censore con ridondanze e banale fraseggio?&lt;br /&gt;
Negli ultimi posti fra gli ignoti o in cima ai risultati?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E così ogni autore di contenuti si imbatte nel suddetto dilemma shakespeariano. Scrivere seguendo il proprio estro letterario o piegarsi a Google, censore della rete, e scrivere testi semplici, banali con le possibili chiavi di ricerca ripetute alla noia e poste ad arte nel testo placando l’istinto naturale del cercar sinonimi?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Essere l’autore di un sito che eccelle nella qualità dei testi e nell’organizzazione di contenuti, ma nell’oblio, o l’autore di un sito furbo da far esplodere il grafico di Google Analytics?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In un mondo ideale con un Google perfettamente in grado di valutare la qualità e la pertinenza di un sito, l’arte del SEO non esisterebbe. Nel mondo reale esiste e l’evoluzione della specie ha prodotto siti in cui ogni pagina è finalizzata a soddisfare al meglio una chiave di ricerca, con le seguenti aberrazioni.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L’essere umano si rivolge ormai ai motori di ricerca ed agli assistenti vocali degli smartphone con un linguaggio naturale e pertanto pone delle domande.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come posso essere primo nei motori di ricerca?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come possono guadagnare con Internet?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Come faccio a perdere peso?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Quante uova posso mangiare alla settimana?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Chi ha vinto le elezioni USA?&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Per ogni domanda ormai si trova in rete una pagina web avente per titolo la domanda posta dall’umano e Google rileva in tale pagina una ovvia pertinenza e pertanto la pone ai primi posti dei suoi risultati. Questo spinge gli autori di un sito ad evitare di trattare in modo organico un argomento, ma di suddividerlo in una miriade di pagine, in modo che ognuna soddisfi un particolare interrogativo. Ogni pagina inoltre deve essere ricca di testo per essere ben vista da Google, ma per ogni argomento non è possibile scrivere un trattato, pertanto gli stessi contenuti si ritrovano duplicati e frullati nella suddetta miriade di pagine.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Di fatto i siti di mera consultazione di informazioni tipo alimentazione, fitness, economia e giardinaggio per fare solo qualche esempio, nei primi posti delle ricerche di Google non hanno alle spalle una redazione volta ad ordinare in maniera organica i vari temi del sito rimuovendo inoltre contenuti obsoleti o ridondanti. Il motto di fatto è: «Più ce n’è meglio è!». Quindi si pagano persone per scrivere contenuti a iosa, perché, altro fatto, Google premia i siti in continuo aggiornamento. Lo stesso argomento, anche se di per sé, potrebbe essere trattato in una sola paginetta, viene ripetuto in mille varianti da mille autori diversi. Se poi consideriamo che molti siti si copiano a vicenda il risultato in termini di qualità dei contenuti è devastante. Alla fine una pagina al primo posto per una chiave di ricerca può trattare malamente un argomento a dispetto di una di qualità, ma con un cattivo posizionamento nelle pagine dei risultati (&lt;a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Search_engine_results_page" target="_blank"&gt;SERP&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mentre nel mondo dei programmi sono questi a dover essere progettati, in modo da adattarsi sempre meglio al comportamento degli utenti, nel mondo dei motori di ricerca sono invece gli uomini a doversi adattare ad un algoritmo di indicizzazione e lo fanno con fervore, visto che il vero motore di tutto non è Google, ma gli introiti che un sito popolare può generare.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;In definitiva ottimizziamo sì i siti web, ma non troppo...&lt;/p&gt;
</description><pubDate>Thu, 08 Sep 2016 18:56:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">http://www.quarella.net:80/coevoluzione-di-siti-e-motori-di-ricerca</guid></item></channel></rss>